Don Angelo Gabriele Giorgetta

...pubblicazioni di libri e libretti

 

Don Angelo Gabriele Giorgetta

Sacerdote della Diocesi di “Termoli-Larino”, ex Passionista. Nato a Campobasso il 6 marzo 1966. Originario di Montemitro – CB. Un paese di minoranza linguistica croata. Nel 1985 si diploma come Geometra ad Anagni – (FR). Nel 1995 consegue il baccellierato in teologia all’“Antonianum” di Roma. Il 20 aprile 1996 è ordinato sacerdote. Nel 1997 consegue la Licenza in “Scienze Orientali” presso il Pontificio Istituto Orientale a Roma. Dal 1997 al 2003 è missionario nella Bulgaria del nord. Dal 2003 al 2011 esercita il suo ministero in Emilia Romagna. Dal 2013 è Parroco di Montemitro e di San Felice del Molise. Ha pubblicato in forma privata testi in bulgaro e in italiano. Negli ultimi anni ha fatto studi sui paesi croato-molisani, elaborando quattro saggi.

   

LIBRI

   

Mundimitar, Filič, Kruč

Montemitro, San Felice del Molise, Acquaviva Collecroce..
Una rassegna fotografica d’altri tempi…
Acquistando, rovistato e cercando…
Dagli archivi parrocchiali di Montemitro e San Felice,
dal “Fondo Antonio Baldacci” di Bologna,
da internet come da amici… è nato un libro
tutto da gustare e da scoprire,
con foto e documenti anche inediti…
Tutto questo è Cultura, Crescita, Memoria e Relazione.
Quattro punti cardine per tutti coloro
che vanno alla ricerca di bussole preziose,
nascoste nei meandri del passato,
che indichino l’uscita dai labirinti del presente,
per tendere protesi verso un futuro migliore.
La cultura è crescita, la memoria è relazione.
La conoscenza è la porta della maturità.
Il memoriale è la porta dell’amicizia.
L’apprendimento è l’inizio della saggezza.
L’esperienza è l’inizio della gentilezza.

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Coronato di immortalità

Con il proprio specifico “Na-Našo” - antica lingua di origine slava - Montemitro è una delle tre piccole minoranze linguistiche a pochi chilometri dalla costa Adriatica a 508 metri s.l.m., su una collina che, a mo’ di terrazza ti regala una splendida vista sulla vallata del Trigno. L’orizzonte si perde verso la provincia di Isernia, il promontorio della Maiella e il mare Adriatico! Le case del paese si raggruppano attorno alla collina, circondata da una rigogliosa vegetazione.

Le strade sembrano convergere tutte verso la parte più alta dell’abitato, il centro storico, dove vi è una piccola piazzetta e la chiesa parrocchiale, nel cui interno è custodita una straordinaria tela di Andrea Vaccaro (1604-1670), riproducente S. Lucia, e che reinterpreta in maniera classicistica il naturalismo di Caravaggio. Prima ancora dell’arrivo degli slavi, Montemitro ha le sue notizie radicate già nell’XI secolo, da quando i Padri Benedettini iniziano a far rifiorire tutta la vallata del Trigno fino a che...

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L'arte nelle chiese

Il libro che avete tra le mani è un sogno diventato realtà: far conoscere le opere d’arte custodite nelle chiese dei tre comuni “croato-molisani”: S. Felice del Molise, Montemitro e Acquaviva Collecroce.

Le Chiese, però, non sono solo strutture, ma sono soprattutto comunità di persone, che nell’esercizio del loro spirito artistico manifestano il loro estro nelle pitture, nella cucina, nella poesia, nelle foto, ecc., ecco perché in qualche pagina di questo libro l’arte “uscirà fuori dalla chiesa” per toccare opere di gente di Chiesa. Quest’anno San Felice del Molise festeggia 500 anni dalla venuta dei profughi “Dalmatini” e proprio per questa occasione ho curato la stesura di questo testo pur non essendo un critico d’arte; ciò mi ha permesso di essere “un pellegrino nella vita, che tenta di ascoltare l’Arte nel frastuono del silenzio pescando eventi attuali nel mare dei secoli…

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Santa Lucia Vergine e Martire

Montemitro non ha storia se non ha Santa Lucia - Sono trascorsi 500 anni... i primi 500 anni. Anni di intensa e vera convivenza, tra un popolo che – fedele a Dio – costretto a fuggire, tra le cose più care ha portato con se e tramandato la fede e l’amore per una Santa, la sua Santa protettrice, Santa Lucia. Da quello che era forse solo un piccolo gruppo di fedeli, attraverso i secoli è cresciuto e si è ramificato in tutto il mondo, dove ogni figlio e fedele del nostro paese, custodisce una sua immagine, in modo da formare una unica e grande famiglia, che unita nella fede in Dio e nell’amore a Santa Lucia a Lei affida le gioie e dolori che la vita quotidiana ci riserva. Seguendo i nostri avi, affidiamo il nostro futuro a Lei che ha seguito e custodito il nostro passato, tanto da essere una unica cosa, non si può parlare di Montemitro e la sua storia senza parlare di Santa Lucia.

                                                                (di Rocco Giorgetta)

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Staza

Certamente i nostri antenati, forti della loro fede e tenacemente legati a S. Lucia, non hanno risolto i fenomeni delle catastrofi naturali, ma sicuramente a livello spirituale erano talmente corroborati da saper fronteggiare ogni genere di difficoltà. Basti pensare alle conseguenze del tremendo terremoto di cinque secoli fa che distrusse centinaia di piccoli e grandi paesi dall’Aquila a Potenza. Morirono circa 40.000 persone quando l’Italia dell’epoca ne contava circa otto milioni, come se oggi morissero 300.000 persone.

L’avvenimento venne ricordato come: “il terremoto di S. Antonino di Firenze”. Nella cronaca si legge: “il terremoto che si verificò in alcune parti del Regno e particolarmente nella Puglia, l’anno del Signore 1456, il giorno 5 dicembre alle ore 21,00 e che si ripeté il 30 dello stesso mese alle ore 16,00 fu un terremoto che non si ricorda a memoria d’uomo...

 

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Uniti nella fede

Un omaggio alla città bulgara di Ciprovzi. Uno “spaccato”, un “atto di ossequio” verso quegli eroi, i quali, con la loro straordinaria tenacia interiore hanno lottato per secoli, senza mai perdere la propria identità di popolo cristiano. Molti sono stati gli eroi e i martiri, visibili e “invisibili”! A loro siamo debitori per l’ottenuta libertà.

Loro siano di esempio e di sprono per tutti noi. Il monastero di “Sveti Ivan Rilski”, in Bulgaria, dove è custodita l’icona raffigurata in copertina, è l’emblema della Chiesa ortodossa che si è dovuta piegare sotto il giogo turco, ma che mai si è spezzata, anzi proprio con tale “giogo” ha continuato la sua opera di “aratura” nella coscienza del proprio popolo, fino ad ottenere la crescita di elevate personalità che mai si sono tirate indietro, pur di arrivare a difendere la fede, la vita e la dignità umana nella strenua conquista della libertà. A questo popolo, come a tutto il popolo europeo, dedico questo libro.

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ДЪЛБОКИ КОРЕНИ

В старославянската биография на Св.Св. Кирил и Методий, се разказва как Св. Кирил, от когото поискали да напише азбука за славянските народи, той, за да не бъде счетен за еретик, отговорил: “Е, как да пиша върху вода”. Да се проникне там, където потъват корените на днешния католицизъм в България е като да се пише върху вода… Първите сведения за това датират от IV век, за да се стигне до IX, XIII, XIV и най-накрая до XVII век – считан за “златният век” на католицизма в България.

Римската империя, първите мъченици, варварските нашествия, княз Борис I, Константинополския събор, падането на Константинопол, цар Калоян, падането на Видинското царство, чудотворната икона, дубровнишките търговци, богатият на руди град Чипровец, културата му и неговото унищожение – това в основни линии е background1 на днешния католицизъм в България.

 

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Край Брега на Дунава

Католическите свещеници Антон Марков, Фортунат Бакалски OFM Cap. и Петър Сарийски OFM Conv. са писали в миналото върху началото на католическите общности в България и докато изследването на отец Марков е било отпечатано единствено в Католическия Календар “Св. Св. Кирил и Методий” за 1936 г., машинописните трудове на другите двама автори са видели “бял свят” само в тази книга в преработен вариант в 2006 г. Вниманието и на тримата свещеници е привлечено от най-значимите теми, свързани с историята на Католическата Църква в българските земи. На първо място, това са павликяните - тяхното минало, селища, учение, връзки с богомилството. Дейността на католическите мисионери сред павликяните през XVII в. и създаването на първите католически общности в Северна България, са осветлени на базата на непознати
или слабо познати източници и непубликувани данни. Силно се акцентува върху ролята на Чипровци като признат център на българите-католици, както и на делото на техните духовни водачи...

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Libretti

Tri grada - Jedna priča

Poštovan predsjednice Republike Hrvatske, knjižica koju držite u rukama moj je ostvareni san: želio sam upoznati hrvatski narod s kratkom, ali bogatom poviješću triju moliškohrvatskih mjesta – Filiča, Mundimitra i Kruča.
Ove godine Filič slavi 500 godina od dolaska dalmatinskog naroda, izbjeglica s one strane mora, stoga sam za tu prigodu priredio ovaj tekst "ribareći kao ribar" u nepreglednom moru događaja koji su se nizali tijekom pet dugih stoljeća.

Nije to bio lak posao: povod mi je dao spis nazvan “MEMORIE" (SJEĆANJA) koji je napisao Tomaso Giannelli (rođen 25. srpnja 1713., umro 11. studenoga 1768. god.), a bio je biskup u gradu Termoli od 1753. do 1768. godine. On je, kao vrlo pedantni kroničar, svojim nasljednicima ostavio dragocjeno znanje o običajima i navikama ljudi toga doba.

Kako bih odao počast dalmatinskom narodu i stanovnicima Molisea, osjećam se obveznim napisati ovo djelo...

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Corona Vitae

Dal finestrino il vescovo si commuove come un bambino alla vista di tutti quei fiori innalzati al cielo dalle mani di tutta quella gente. Abbracciati dal suono delle campane e accarezzati dalle note della piccola banda musicale, la carrozza si allontana rimpicciolendosi nella polvere. Angelo Giuseppe, l’uomo di Dio, ha lasciato in ognuno un segno indelebile.

Una speranza che aiuterà tutta quella gente a dare coraggio e senso alla propria vita, che molto spesso è assalita dal virus della paura. Intanto la carrozza, tra sobbalzi e mal di schiena, ripercorre la strada del ritorno, con meno greggi e più camion di soldati.

La stradina che dall’altopiano scende verso la stazione, regala di nuovo il suo splendido panorama ai due ospiti speciali. Speciali come Gesù, che, attraverso la sua passione morte e risurrezione, alita su di noi il suo Amore, l’elisir per ogni vittoria, la sua “CORONA VITAE”...

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Cantare la libertà

In tempi e luoghi diversi, Antonio Zara, Giuseppe Di Lena, Vincenzo Simone, Leopoldo Lalli e Nicola Neri, si buttarono nell’impari lotta per rompere le catene dell’odio e morire gloriosamente come martiri della libertà.

Oggi e per sempre le colline molisane, canteranno la loro eterna epopea ed elogeranno le nostre anime, così i loro prati e i loro boschi, manderanno alle generazioni future il saluto dei nostri eroi, che ci hanno insegnato come amare e difendere il valore eterno della libertà.

Tacito affermava: << Pensate ai vostri avi - pensate ai vostri posteri >> perché se non lo facciamo noi, lo faranno le pietre…

Ecco perché nel testo troviamo anche quattro epigrafi che “cantano la libertà” di una umanità che vuole RICORDARE per SAPER VIVERE.

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Colori

Pienezza trabocca, silente affluisce l’assente in piazza si fa presente.

Bianche vesti spezzano il mondo vestito per fede gela le paure. Palazzi muti, gridan commossi passo insicuro semina coraggio.

Visibili poteri in tempesta giganti vinti dai non visti. Voci divise non destan chi vince dormiente Egli guida la terra.

Morte, dolore e tristezza colori spenti, luce non vista.

Un filo scorge l’umano genere partorir volontà di vittoria. Eroi senza medaglia nascosti vogano i mari.

Appesi al divino risveglio l’inverno tramutan uniti.

Ognuno linfa per tutti colore d’arcobaleno...

 

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Poesie

QUO VADIS DOMINE?


Origini fiere italiane
Venuto da terre lontane
Sul Soglio per una nuova era
Al mondo disse: “Buonasera”
Lo Spirito Santo lo elesse
“Pregate pe me” disse.
Contro di lui, dentro e fuori
Ne senti di tutti i colori
Il bianco della sua veste è Luce
Al timone tra le tempeste conduce.
Se i potenti temon la sua veemenza
Si mettano una mano sulla coscienza
Lui di loro certo non ha paura
Anche della loro anima si cura
“Pietro” da Roma non vuole scappare
Di Misericordia tutti vuole inondare...

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Santa Lucia nostra

Santa Lucia nostra non abbiamo parole sei troppo bella
lontano da te la nostra anima rimarrebbe cieca
Dall’altra parte del mare quando sei venuta
vicino alla Fonte grande alla Cappella sei andata.
Quella brava gente su questo colle verde è venuta
qui c’era la vecchia chiesa dal “selo” sono andati via.
È rimasto solo un muretto
vicino gli cresce qualche rovo
dell’erba e qualche fioretto.

Hanno fatto una chiesa nuova, di tempo ne è passato
tu non ci hai dimenticato, zio Luigi è arrivato.
Alla fonte bevevano gli animali
eccole da S. Felice le campane
“Bella ragazza andiamo a casa”.
“Con voi non posso venire
qui c’era la mia dimora
altre persone di nuovo verranno”.

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Voglia di Volare - Desiderio di scomparire

L’immaginazione umana è immensa.
La fantasia seduce…
Una storia ben raccontata
genera tanti insegnamenti.

Ho letto “tutto d’un fiato” la saga del “maghetto”
ed è saltato fuori questo racconto magico.
I nostri eroi sono radunati
attorno al focolare.

Tra dialoghi e domande si snodano 7 serate da lunedì a domenica. Entrano in scena vari personaggi con intuizioni molto particolari.

Tutto ha inizio con la fine. I personaggi, ormai cresciuti,
ogni sera trovano spunto per raccontare ai “piccoletti” le loro avventure. L’atmosfera è magica. A tutti sembra di “volare”… a ciascuno sembra di “scomparire”…

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I 5-3

I 5-3 non è un riferimento alla pesca miracolosa, ma a qualcosa di più miracoloso: alla Parola di Dio.

Una serie di 5 trittici che permettono di inerpicarti su per le vette dell’Antico Testamento senza farti cadere. Una specie di filo di Arianna che aiuta a non perderti nel labirinto dei perché.

Un fantastico “tuffo” nelle acque della Parola antica ma sempre nuova del Vecchio Testamento, che ci fa capire come questa è la storia di ogni cristiano, che: amato e creato da Dio, fa un po’ a modo suo (vedi il Trittico della Relazione Infranta) poi, però, il Signore gli rivela delle indicazioni da seguire (vedi il Trittico dei Padri Espropriati), gli dà la possibilità di avere guide sicure (vedi il Trittico dei Condottieri), lo aiuta a scoprire la propria identità di persona e di cristiano, capace di governare se stesso (vedi il Trittico dell’Identità) per poter poi affrontare crisi e prove, al fine di essere temprato, irrobustito e corroborato nella fede...

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Il Rosario e il cellulare

Caro Don, come tante altre persone, non ho mai avuto il piacere di conoscerti personalmente. Di te, però, ho conosciuto i tuoi “occhi” e il tuo “cuore”, in tutti quei volti dagli occhi umidi di lacrime, che tu mi hai dato di conoscere nella tua parrocchia dal 2 all’11 novembre…

Ora capisco, Don, la frase del beato Giovanni XXIII quando disse ai carcerati del “Regina Coeli”: “Metto i miei occhi accanto ai vostri occhi, il mio cuore accanto al vostro cuore…”

Oggi, in ogni tuo “fratellino e sorellina” è possibile “vedere” i tuoi occhi e “sentire” il tuo cuore di Padre.

Grazie Don, per ciò che hai fatto con il tuo rosario e con il tuo cellulare… Tutti ricorderemo il tuo fantastico Sorriso…
Un sorriso che inizia con la “S”… La “S” di… Santo! Quella che fa la differenza: prima eri un miStico, ora sei mitico…
Ciao, Don...

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Madonna del Castello

Nostalgici col cuore mettiamoci in cammino
Con gioie e speranze come ogni pellegrino
Tra sinuosi sentieri
Inerpicando passi severi
Accolti da chiome in festa
A tal vista il cor se desta
È la chiesa della Madonna del Castello
Per S. Felice non c’è giorno più bello
Oggi tempo di virus letale
Pregare a casa non fa male
Ma se il Papa interviene
Stare molto attenti conviene
Il virtuale con il reale può crear confusione
E forse dimenticar il senso della comunione
Il Web serve per un mondo più bello
Ci sia maestra la Madonna del Castello
Selezionando la TV il Rosario è rinato
Con Maria per non esser più dimenticato...

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Nel Cuore del Padre

Eugenio, con passo sicuro, a testa alta, entra nel santuario del dolore. Non ha paura di accedere in quello strano sacrario. Egli è la fiaccola della speranza. Promana fede luminosa. Infonde il calore del vero Amore.

Il carcere è la casa di Dio! Questo piccolo grande bulgaro è quel cero acceso che ti dice: “Il Signore è qui. Vuole che tu ti fermi a parlare con lui”. La nuova dimora diventa culla di amore e di dolore. Una cella “preparata” dalla Provvidenza diventa il luogo ideale per un incontro con Dio. La quiete interiore di Eugenio diventa luogo di ristoro per il Signore. Niente e nessuno riuscirà mai a strappare Dio dal cuore di un padre passionista…

Eugenio sa che Gesù è stato imprigionato con lui e prima di lui, per questo desidera essere rinchiuso nella “sua stessa cella”! Ha avuto “fortuna”. Dio è con lui. Lo sta aspettando in un luogo, dove, Betlemme, Nazareth e Gerusalemme trovano il loro compimento. Culla, casa e sepolcro, tre dimensioni determinanti per il vescovo Bosilkov.

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Parola e Pane

C’era una volta
Una pandemia mondiale
Una situazione molto difficile
Molte persone soffrivano e morivano
In tutti i continenti il coronavirus dirompeva
La gente era chiusa in casa
Le piazze deserte, le strade vuote
Polizia e ambulanze avanti e indietro
Camion di militari con le bare
I politici e gli scienziati studiavano
Qualcuno non riusciva più a stare dentro
Molti si beccarono multe salate
Infermieri e dottori in prima linea
Morirono in molti, anche preti
Nelle case di riposo una vera strage
La Cina, l’Italia, la Spagna e gli USA
Le nazioni più colpite
Entrarono in una crisi economica
Molta gente conobbe la paura e la tristezza
Internet, TV e telefono le nuove vie...

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Maria Maestra di Vita

Una caratteristica di queste riflessioni sono le date!
Nella loro sequenza, esse stanno a significare come con Maria si cammina e si cresce, assomigliando sempre di più a Gesù. Questi i titoli delle meditazioni:
“La presenza di Maria nella chiamata alla sequela di Cristo” Moricone – Roma, 1989
“Il messaggio del Beato Pio Campidelli: Offro la vita per la Chiesa …e per la mia diletta Romagna.”
Moricone - Roma, 1990 
“Maria, Maestra di Vita” Roma, dicembre 1991
“Maria, Madre del Cristo Risorto” Roma, dicembre 1992
“Maria, Madre di Misericordia” Roma, 30-11-1993
“La Povertà in Maria” Roma, Dicembre 1994
“Dio il Creatore, ‘chiede ospitalità’ a noi, sue creature!”
Roma, dicembre 1996
“L’Icona Miracolosa di Ciprovzi – Bulgaria - Cenni Storici” Ciprovzi – Bulgaria, maggio 2002
“Sulla Scia Mariana di San Paolo della Croce”

Bologna, maggio 2006

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Racconti veri, mai successi

Così amava ripetere il mio bisnonno. Sono racconti che portano in sé delle verità, ecco perché sono veri; allo stesso tempo, essi non sono accaduti così come vengono raccontati, ecco perché sono fatti mai successi. Il primo racconto parla di un principe “asinello”!

Segue una “invenzione evangelica” dove Gesù manifesta il perdono “ordinario” nella quotidianità di sempre. Fa seguito il perdono “straordinario” sulla croce e… negli inferi!

Abbiamo un interessante dialogo tra un confessore e un giovane con una strana storia su sette chicchi di grano. Successiva è la storia dell’incontro di Gesù con la donna adultera, secondo un originale punto di vista, quale premessa alla parabola del “Figliol Prodigo”, dove “l’attore” principale è il figlio maggiore… Il mio augurio è che queste pagine siano di auspicio per chi vuole crescere nella fede in un Dio che molto spesso “gioca a nascondino” con noi.

 

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Dov'è l'umiltà

Carissimi giovani di ogni età, forse queste pagine vi piaceranno, forse no! L’importante è riconoscersi bisognosi di quella “erbetta” rarissima che è l’umiltà.

L’umiltà non è un traguardo o un premio, ma una gioia interiore paragonabile a una piccola fiammella. È sufficiente un piccolo venticello proveniente dal nostro orgoglio che tutto si spenga. Poi, grazie a quella “santa tenacia” che solo Gesù ci dona, si ricomincia da capo perché lo “stoppino” del nostro amore venga riacceso e brilli di umiltà.

Essere umili significa anche premettere che molte di queste pagine sono una elaborazione di alcuni testi, scritti da noti autori, altre pagine invece, sono frutti fantasiosi dell’autore, ma tutto è dono di quel grande Autore capace di essere la “persona” più umile dell’universo. Carissimo giovane, augurandoti una buona lettura, ti auguro di essere il riflesso di Gesù, mite e umile di Cuore.

 

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La velocità Tetrangolare

Nella relazione della Commissione Storico - Scientifica del passato più recente, troviamo riportato il testo seguente: “Il 01 – 03 - 2077 dopo Cristo, con il varo della prima nave ad energia esasferica a propulsione tetrangolare, è avvenuta la cosiddetta “Fusione” di tutti i calendari terrestri nell’unico Annuario Planetario. I 12 mesi sono stati nominati in funzione della successione numerica: punto 1, punto 2, ecc. Cosicché il “giorno 01 – punto 1 – punto 0 - dalla Fusione”, coincide con la data suddetta”.

Oggi, 19 punto 6 punto 20 d.F., dopo le insistenti richieste, durate decenni, e dopo aver valutato attentamente come nessuna conseguenza negativa ne potrebbe venir fuori, finalmente pubblichiamo per la prima volta, lo schema più arcaico che conosciamo sul propulsore esasferico tetrangolare. L’autore, tuttora sconosciuto, nella sua ricerca condotta più di cento anni fa, ci ha lasciato alcuni preziosi appunti dove annota la sua “tenacia”, durata per quasi tre notti! Il testo, che molti pensavano esistesse anche se non c’era la certezza...

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Alla scuola di Nonno Albino

E’ un venticello dolce e frizzante quello che accarezza il volto di quei quattro giovani ragazzi, che come sempre si sono appollaiati su un muretto incastonato tra la chiesa e il mare. Mentre con le orecchie ascoltano le onde che sulla spiaggia si adagiano in dolci splash, con gli occhi guardano divertiti una busta di patatine vuota che sull’asfalto rincorre come in un vortice alcuni ramoscelli senza mai raggiungerli.

Alle loro spalle, su una panchina mangiata dalla salsedine, un dolce vecchietto contempla il silenzioso mormorio del mare. Con una mano accarezza un delizioso e spugnoso gatto rosso seduto accanto a lui, e con le dita dell’altra mano raspa dolcemente sul capo un grosso cane nero seduto per terra.
All’improvviso una macchina nera frena proprio davanti alla chiesa. Ne esce un giovane vescovo. Dà un’occhiata in giro, il suo sguardo inquadra quello dei quattro ragazzi, dice qualcosa al segretario e sparisce in chiesa accompagnato dal parroco. A parte il vescovo sembra che nessun altro dei presenti si sia accorto che lì, proprio lì, davanti a loro, ci sono quattro giovani, un vecchio, un gatto e un cane.

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